Ep.3 | Giro d’Italia con una piccola barca a vela: Brindisi – Palermo

Proseguiamo con la terza tappa del nostro giro d’Italia. Vi ricordiamo che  il diario giorno per giorno lo trovate QUI, e di iscrivervi al canale YouTube 

Verso il tacco dello stivale…

Rientrati a Brindisi in auto, dopo aver fatto sosta a Gabicce Mare con tappa al ristorante di pesce dove andavamo da giovinotti, salpiamo verso Otranto, dove diamo fondo in baia su 7 metri di sabbia a metà pomeriggio. La sera scendiamo in paese con il tender, c’è parecchia risacca. Pizza e visita del paese e si rientra in barca. 

Doppiamo il faro di S.Maria di Leuca, una emozione incredibile, non siamo nemmeno a metà del nostro giro d’Italia, ma la soddisfazione è tanta. Diamo fondo qualche ora nel pomeriggio e verso sera salpiamo per attraversare il Golfo di Taranto in notturna. Poca vela e molto motore, la navigazione non è confortevole con la barca che ogni tanto sbatte. Le coste della Calabria ci accolgono con un vento gagliardo, sui 30 nodi, viaggiamo con due mani e fiocco ridotto, non riusciamo a raggiungere Le Castella, come avremmo voluto, quindi ripariamo su Crotone, ospitati dalla Lega Navale. Siamo accolti con cordialità e gentilezza, sfruttiamo il pomeriggio per farci un bagno in spiaggia, visitare il paese e per fare la spesa.

Il golfo di Squillace

Uno dei passaggi più temuti, sia in fase di pianificazione che durante l’attraversata. Abbiamo letto di ogni su questo tratto di mare, un detto recita “Il golfo di Squillace dove il vento mai tace” , evidentemente siamo stati fin troppo fortunati, dato che per tutta la tappa ci siamo dovuti affidare al nostro Yamaha 9.9cv, infatti fino a Roccella Ionica abbiamo avuto calma piatta.

450 Miglia non del tutto previste  

In effetti si, non erano previste, l’idea iniziale era di fermarci a Catania, presso il Marina di Riposto per poi prendere l’aereo per rientrare. Arrivati allo Stretto di Messina con 5 giorni di ferie a disposizione, abbiamo deciso di cambiare itinerario e passare subito lo Stretto di Messina, le previsioni sono buone e dirigiamo verso Marina di Porto Bolaro. 

Passata Punta Pellaro, ci troviamo con 30 nodi dritti sul muso, di fare bordi non se ne parla, c’è troppa corrente e corriamo il rischio di perdere le miglia guadagnate fin qui. Sono le 18, siamo piuttosto stanchi e mancano poche miglia, ci affidiamo al motore, a metà potenza, dove solitamente la barca raggiunge agevolmente i 5 nodi e mezzo, non riusciamo a superare i 3 nodi. Riusciamo a portarci abbastanza in fuori per poter poggiare e fare l’ultimo tratto di bolina larga con due mani alla randa e senza fiocco. Trascorriamo una serata fantastica ospiti di questa struttura con vista sulla Sicilia, facciamo un bagno in mare, una pizza fronte barca e andiamo a letto. Domani mattina passeremo lo stretto. 

Lo stretto di Messina

che ansia…. dobbiamo fare benzina e decidiamo per Reggio Calabria, sul portolano troviamo scritto che è obbligatorio entrare essendo autorizzati dalla Capitaneria, e così faremo. Facciamo rifornimento e usciamo, iniziamo a intravedere i famosi tralicci, il vento aumenta di intensità fino a quasi 20 nodi, abbiamo randa issata ma il vento lo abbiamo sul muso e non ce la sentiamo di fare bordi con tutto il traffico che c’è, ci accodiamo ad altre due barche a vela che procedono a motore. Un francese con un ovni 45 e un Italiano con Oceanis 40. Una nave da crociera passa con noi la parte di mare più stretta, troviamo un sacco di mulinelli ed entriamo in uno che ci ruota la barca di quasi 90°, restiamo sbalorditi ma in meno che non si dica siamo davanti a Scilla a fare fotografie. Ora la nostra meta è Lipari. 

 

Le Egadi 

Atterriamo a Lipari in tarda serata, taxi e visita del paese e della rocca, uno spettacolo. Ceniamo con un crudo di tonno e due primi di pesce. Il giorno dopo siamo nuovamente in mare, passiamo mezza giornata in uno dei posti con l’acqua più bella che abbia mai visto in vita mia, la rada della Spiaggia Bianca. Siamo ancorati in 6 metri e lo scenario è da cartolina. Faccio volare il drone per immortalare questo paradiso. 

La sera diamo fondo a Vulcano, l’acqua non è nulla di che ma il contesto è spettacolare. Andiamo a fare il bagno alla spiaggia delle acque calde, passiamo quasi un ora a chiaccherare del più e del meno. 

Verso Palermo

Salpiamo da Vulcano e prua verso Cefalù, navigazione fin troppo tranquilla sotto un sole incredibilmente caldo. Facciamo il bagno alla traina in più di 1000 metri d’acqua, che sensazione…. Arriviamo in rada a Cefalù e diamo fondo in 5 metri. Bagno, doccia e andiamo in paese con il tender. 

E’ ora di dirigerci verso Palermo, qui passeremo da avere il Code 0 a cercare di superare Capo Zafferano con oltre 30 nodi di vento e mare formato. Arriviamo a Palermo stanchissimi, scopriamo che i ragazzi del marina ci stavano seguendo su Vessel Finder sapendo che fuori il vento picchiava. Siamo ospiti di un pontile ben organizzato, gestito da ragazzi molto disponibili e professionali, il Marina Si.ti.mar. 

Sistemata la barca per lasciarla una settimana, prendiamo l’autobus per dirigerci a Catania, dove facciamo visita agli zii di Elena che ci faranno da ciceroni per il centro e poi ci accompagneranno all’aeroporto.